Bio

Al San Carlo
ci sono entrata due volte

La prima nel 2012, dall’altra parte della camera: cantavo nel Coro Giovanile. La seconda undici anni dopo, con una camera in mano e una timeline da chiudere.

In mezzo ci sono stati gli studi — Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza di Roma, poi Filmmaking e montaggio all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna — e la specializzazione sugli strumenti che uso ogni giorno: Adobe Premiere Pro e Avid Media Composer.

Al Centro di Produzione Audiovisiva del Teatro di San Carlo ho curato la post-produzione e seguito le riprese degli spettacoli in scena. Ma il lavoro a cui sono più legata è Tracce di archivio, il format del MeMus: fotografie ingiallite e registrazioni sonore d’epoca da rimettere in circolo, trasformandole in qualcosa che una persona di oggi abbia voglia di guardare fino alla fine.

Quel doppio ingresso spiega anche perché non delego mai l’audio. Ho passato anni a cantare in coro e a organizzare concerti prima di montare il mio primo video: quando lavoro a uno showreel parto dalla traccia sonora e costruisco il montaggio sopra, non il contrario.

Oggi mi muovo su due terreni che sembrano lontani e non lo sono. Da una parte il patrimonio culturale, le interviste, il documentario. Dall’altra i contenuti verticali per i brand, dove hai tre secondi per convincere qualcuno a non scorrere oltre. Cambia la durata, cambia il pubblico, non cambia la domanda: che cosa tiene incollata una persona a queste immagini.

Mi interessano le immagini, il suono e le storie. Tutto ciò che costruisce emozione, memoria e significato.

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